HOMO FABER dal corpo la pietra dalla pietra il corpo

01 settembre 2013

HOMO FABER dal corpo la pietra dalla pietra il corpo

«Le pietre presero a perdere la durezza, a mitigare la rigidezza e, malleabili, ad acquisir forma. Poi quando si allungarono ed ebbero in sorte più mite natura, si poté scorgere una tal quale apparenza di figura umana, certo non evidente, ma come il marmo appena sbozzato, simile in tutto a statue incompiute. […] Perciò siamo stirpe pietrosa, provata alle fatiche e o_riamo testimonianza da quale origine siamo nati». Publio Ovidio Nasone, Le metamorfosi, I, v. 403-405/414-415.

Uomo e pietra sono uniti in un singolare destino da un legame primigenio, eroico e tragico ad un tempo. Da oltre duemila anni la roccia dura e pesante è trasformata in artefatto, grazie ad un mestiere nobile, intenso e febbrile; troppo spesso i protagonisti di tale lavoro scompaiono dietro ai tratti sublimi dell’architettura o dell’opera d’arte. Per una volta guardiamo alla poesia e al dramma dei cavatori e degli scalpellini, alla loro pelle indurita, alla fatica impressa sui loro volti impolverati, ai loro muscoli contratti e alle loro mani forti e precise. Nei profondi silenzi e nelle alte grida, nel balenare degli sguardi attenti, nei rari sorrisi di queste maestranze, troveremo un patrimonio antico e inestimabile fatto di passione, intelligenza, forza e sensibilità. Ideazione VISTO architectural workshop

Progetto grafico e video studiovisuale.it

Con la collaborazione di Veronafiere

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